Quaderno rifugio curato insieme a Codici e pubblicato da Settenove, 2025

Dopo aver progettato insieme a Codici tre poster che nascevano dalle parole di donne seguite dai centri antiviolenza di Milano, nel 2025 ho di nuovo collaborato con Codici e con un gruppo di donne seguite dai centri di Auto Mutuo Aiuto di Milano a quello che inizialmente doveva essere un libro di poesie con le loro testimonianze, poi un libro progettato da me con delle mie illustrazioni, e alla fine ha preso la forma di un taccuino: la forma più orizzontale che ci venisse in mente.


Laura Boschetti e Camilla Pin Montagnana di Codici mi hanno fatto avere dei testi raccolti durante alcuni laboratori di scrittura con un gruppo di donne che avevano vissuto situazioni di violenza. Per evitare di ricreare situazioni dolorose, i laboratori sono stati condotti immaginando di dare consigli a una donna che volesse uscire da una situazione difficile: Cosa mettiamo nella sua valigia? Chi vogliamo con lei? Come vorremmo ritrovarla alla fine del suo viaggio? Che messaggi vogliamo mandarle? I testi erano brevi e sospesi, per questo le donne che li avevano scritti inizialmente avevano immaginato di trasformarli in una sorta di libro di poesie. Ma rileggendoli abbiamo capito che quelle frasi così dirette erano delle suggestioni per agire. Dall’idea del libro di attività siamo giunte al taccuino, come fosse una stanza tutta per sé da poter portare in borsa. O come una valigia vuota: una delle donne ha detto la frase bellissima che ha ispirato il titolo del taccuino, «Nella valigia non serve niente. Tutto ti fa ripensare a quello che è successo.»

La voce di chi vive la violenza non viene ascoltata né rappresentata. In questo quaderno queste voci ci sono: ci sono le domande e ci sono degli spunti per ritrovarsi. Ho deciso di trattare anche l’aspetto visivo come pratica comunitaria: nel taccuino si trova qualche spunto illustrativo da continuare, e per il resto ho lavorato con il gruppo di donne che ha scritto i testi a dei collage.

Il medium del collage ci ha permesso di lavorare in modo comunitario, e di affrontare e remixare l’immaginario che ci propongono le riviste. Ma ci ha permesso anche di unire le immagini stereotipate delle pubblicità agli scontrini, i biglietti, le etichette… tutte le scartoffie che le donne portavano con sé in borsa che erano anche segni tangibili del loro lavoro di cura e della loro quotidianità.

Il taccuino può aiutare chi vuole uscire da situazioni di violenza, ma è adatto a tutte le persone che vogliano prendersi un po’ di spazio per riflettere.

Abbiamo fatto un primo tour di presentazioni in tutta Italia con le donne coinvolte e continuiamo a portarlo in giro per librerie e associazioni.
Ogni volta è un’occasione di scambio molto emozionante.
Il taccuino fa parte del progetto Rifugi di Settenove, librerie e biblioteche formate per l’antiviolenza, e si può acquistare qui.
Il ricavato è devoluto ai centri antiviolenza italiani.
Qui puoi leggere un articolo di Francesca Polizzi su Domani a proposito del taccuino.
Quaderno rifugio curato insieme a Codici e pubblicato da Settenove, 2025

Dopo aver progettato insieme a Codici tre poster che nascevano dalle parole di donne seguite dai centri antiviolenza di Milano, nel 2025 ho di nuovo collaborato con Codici e con un gruppo di donne seguite dai centri di Auto Mutuo Aiuto di Milano a quello che inizialmente doveva essere un libro di poesie con le loro testimonianze, poi un libro progettato da me con delle mie illustrazioni, e alla fine ha preso la forma di un taccuino: la forma più orizzontale che ci venisse in mente.

Laura Boschetti e Camilla Pin Montagnana di Codici mi hanno fatto avere dei testi raccolti durante alcuni laboratori di scrittura con un gruppo di donne che avevano vissuto situazioni di violenza. Per evitare di ricreare situazioni dolorose, i laboratori sono stati condotti immaginando di dare consigli a una donna che volesse uscire da una situazione difficile: Cosa mettiamo nella sua valigia? Chi vogliamo con lei? Come vorremmo ritrovarla alla fine del suo viaggio? Che messaggi vogliamo mandarle? I testi erano brevi e sospesi, per questo le donne che li avevano scritti inizialmente avevano immaginato di trasformarli in una sorta di libro di poesie. Ma rileggendoli abbiamo capito che quelle frasi così dirette erano delle suggestioni per agire. Dall’idea del libro di attività siamo giunte al taccuino, come fosse una stanza tutta per sé da poter portare in borsa. O come una valigia vuota: una delle donne ha detto la frase bellissima che ha ispirato il titolo del taccuino, «Nella valigia non serve niente. Tutto ti fa ripensare a quello che è successo.»

La voce di chi vive la violenza non viene ascoltata né rappresentata. In questo quaderno queste voci ci sono: ci sono le domande e ci sono degli spunti per ritrovarsi. Ho deciso di trattare anche l’aspetto visivo come pratica comunitaria: nel taccuino si trova qualche spunto illustrativo da continuare, e per il resto ho lavorato con il gruppo di donne che ha scritto i testi a dei collage.

Il medium del collage ci ha permesso di lavorare in modo comunitario, e di affrontare e remixare l’immaginario che ci propongono le riviste. Ma ci ha permesso anche di unire le immagini stereotipate delle pubblicità agli scontrini, i biglietti, le etichette… tutte le scartoffie che le donne portavano con sé in borsa che erano anche segni tangibili del loro lavoro di cura e della loro quotidianità.

Il taccuino può aiutare chi vuole uscire da situazioni di violenza, ma è adatto a tutte le persone che vogliano prendersi un po’ di spazio per riflettere.

Abbiamo fatto un primo tour di presentazioni in tutta Italia con le donne coinvolte e continuiamo a portarlo in giro per librerie e associazioni.
Ogni volta è un’occasione di scambio molto emozionante.
Il taccuino fa parte del progetto Rifugi di Settenove, librerie e biblioteche formate per l’antiviolenza, e si può acquistare qui.
Il ricavato è devoluto ai centri antiviolenza italiani.
Qui puoi leggere un articolo di Francesca Polizzi su Domani a proposito del taccuino.